Dott.ssa Teresa Gordon – Referenze e Articoli pubblicati

Dott.ssa Teresa Gordon – Referenze e Articoli pubblicati

Articoli e pubblicazioni della Dottoressa Teresa Gordon.


Nevrosi e… Muro

Rifletteva che un muro diviene porta quando l’ostacolo, vissuto come invalicabile difficoltà, può evocare un potente desiderio che genera ricerca; ricerca nutre la nostra immaginazione e stimola un’ inattesa trasformazione. Un muro è, dunque, assolutamente necessario per tornare a desiderare e scoprire nuove soluzioni ad un cambiamento. E i muri peggiori sono spesso dentro di noi. Hanno molti volti, a volte non solo nostri e spesso hanno radici lontane nel tempo. Ma, i muri diventano porte quando sappiamo accorgerci di quanto quelle catene immaginate non esistono che nelle paure e nella fine arrendevole del coraggio. Ci può essere più libertà, paradossalmente, in una difficile situazione di reclusione piuttosto che di fronte ad un infinito paesaggio. C’è, tuttavia, un punto metastorico di confine tra muro come patologia, nevrosi e muro come chance per una nuova evoluzione. La malattia più subdola di una nevrosi a volte non risiede tanto in un muro, quanto nel non sapere riconsiderare nuove porte per attraversarlo, nello smarrire ogni possibile desiderio di metamorfosi. I muri più grandi si trasformano in porte se sappiamo cercarle al di là dell’incoscienza, dove sorge tutto ciò che di bello non avremmo mai immaginato di noi, e che può finalmente renderci unici.



La delicatezza del cambiamento terapeutico

“C’erano più di mille ragioni per cambiare, oramai: aveva ripreso colore e sorriso e le giornate le sembravano sempre calde e soleggiate. Finalmente, ogni cosa era tornata al suo posto, ogni attore con il ruolo assegnato, ogni ombra aveva stretto la mano alle luci. Rivide la bisnonna, presa a calci dal marito che, geloso, la relegava con minacce ed insulti all’ambiente domestico. O la nonna che litigava con il nonno perché rifiutava di concedersi secondo i suoi desiderata. O la madre, idealizzata per grazia e saggezza. Aveva scoperto che in tarda età amava un altro e che, in fondo, aveva sposato suo padre perché per una donna è sconveniente approfittare di certe sistemazioni di comodo. Aveva rielaborato il padre, distrutto dalla ferocia quotidiana della madre, resosi incapace nel costruire un legame forte con una figlia incompresa. Ora, finalmente, c’erano infinite ragioni per volersi bene, cambiando prospettive e punti di vista. Ci vuole tanto tempo per comprenderlo, e tanto tempo per accettarlo. C’è sempre una parte di noi che si oppone al cambiamento: per paura, perché fa male, perché mette in crisi un’intera impalcatura esistenziale. Voleva capire, una volta per tutte, quanto conta il desiderio di sapere a cosa saremmo veramente destinati, se solo lo volessimo. E se saremmo amati per ciò che veramente siamo e non comprati solo da un patto sociale o da proiezioni a tempo determinato. Ogni cosa a sua tempo, ripeteva dentro sé. Sperando di trovare il tempo esterno per accettare e vivere quanto di bello ha da proporre la parte migliore di sé, cioè l’Ombra. Non si sfugge all’Ombra, non si sfugge a quanto di più prezioso ci appartiene, perché irrinunciabile al nostro percorso di individuazione.”



La bellezza delle cose esiste nella mente di chi osserva

La bellezza delle cose esiste nella mente di chi osserva “D.Hume”

A Cura della Dott.ssa Teresa Gordon Psicologa Psicoterapeuta

Diversi studi hanno dimostrato che gli interventi di chirurgia estetica in soggetti con disturbi psicologici consistenti possono alterare notevolmente il già precario equilibrio psichico della persona.

un’adeguata valutazione psicologica mira innanzitutto a verificare:

  • quali  sono le condizioni psichiche della persona al momento della richiesta dell’intervento estetico,
  • qual’è l’immagine che ha del suo corpo,
  • in che modo pensa che la propria vita possa cambiare dopo un intervento estetico.

Queste informazioni sono fondamentali  affinché il cliente non   incorra in decisioni  dettate da condizioni di sofferenza psichica e non da motivazioni di reale inestetismo corporeo. Dobbiamo tenere ben presente che la chirurgia non può risolvere le nostre difficoltà interiori, il nostro disagio psicologico.

Ecco perché e utile l’intervento psicologico per verificare quale è la reale motivazione che spinge una persona a fare  una richiesta così impegnativa. I pazienti portatori di aspettative realistiche rispetto alla chirurgia estetica sono coloro che ottengono maggiori risultati sul miglioramento della qualità di vita, mentre coloro che  pensano di migliorare la loro insoddisfazione esistenziale o carente rete sociale con un intervento estetico possono alterare il loro stato psichico addirittura peggiorandolo, dal momento che nemmeno un intervento chirurgico è in grado di ridare la serenità a chi l’ha persa o ancor meno a chi non l’ha mai provata.

E’ innegabile la  correlazione che c’è fra  il corpo e la mente e che da  un equilibrio fra questi due aspetti  dipende il nostro benessere psicofisico, ed e’ altrettanto innegabile il ruolo che l’immagine corporea  riveste come mezzo di comunicazione più rapido e diretto tra le persone . Non c’è nulla di psichicamente scorretto nel voler relazionarsi con le persone mostrando il meglio della  nostra forma psicofisica purchè   quest’ultimo aspetto  non diventi elemento determinante nella costruzione del legame di accettazione con l’altro.

Dopo l’attenta analisi delle motivazione la consulenza psicologica procede  con  l’esplorazione del vissuto emotivo legato all’intervento chirurgico. In particolare si mettono in evidenza le paure o  le ansie legate all’intervento stesso ma anche le paure legate alla nuova immagine corporea. Molto spesso queste paure alimentano le aspettative “miracolistiche” sull’intervento soprattutto quando  il paziente nel suo immaginario si aspetta di cambiare totalmente il proprio stato fisico. Aiutare il paziente a controllare la sua paura  lo aiuta  a sostenere  meglio  i fastidi del  post operatorio ma anche ad accettare meglio i cambiamenti del proprio corpo,  per quanto tanto  desiderati ed immaginati.

L’accettazione del cambiamento fisico implica  la formazione di un nuovo “Io corporeo”. Quest’ultimo è frutto dell’autopercezione soggettiva che una persona ha costruito di se stessa , non è la riproduzione fedele  del dato di realtà, per questo l’intervento psicologico, in questa fase  del decorso post operatorio deve mirare a far si che il paziente valuti positivamente i cambiamenti fisici  apportando delle modifiche alla propria immagine corporea. Diversi studi hanno dimostrato che la correzione di difetti della forma (dismorfie) va oltre la modifica “esterna” ma agisce maggiormente sulla percezione dell’Io corporeo , questo nuovo  processo di elaborazione si manifesta esternamente sotto forma di maggiore autostima , di maggiore disponibilità ad interagire  e maggiore produttività lavorativa. La consulenza psicologia assume un ruolo  più che mai determinante nel facilitare il paziente a potenziare la  sicurezza in se stesso e nei confronti del mondo esterno, in altre parole regalando maggior gioia alla propria esistenza.

E’ indubbio che sentirsi piu’ belli porta la persona stessa ad esserlo REALMENTE.

Un efficace intervento di psicologia estetica si conclude quando il paziente  ha raggiunto una nuova consapevolezza di sé e della sua immagine e come dice  K. Gibran  “l’aspetto delle cose varia secondo le emozioni, e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma,  in realtà magia e bellezza sono in noi”.



Eventi: PRESENTAZIONE DEL LIBRO: Il buio nell’anima di R.Sivolella

  • Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.
    (Paulo Coelho, “Veronika decide di morire”)
    Si può raccontare il proprio vissuto? Anche quando si devono svelare le sofferenze dell’animo e la voglia di non vivere? Sì, non solo si può ma sideve, se questo aiuta a superare le proprie difficoltà e costringe il lettorea rimanere aperto per capire e, come in uno scambio di esperienze pervia empatica, immedesimarsi e liberarsi.
  • AUTORE : RAFFAELE SIVOLELLA
    Modera la Dottoressa TERESA GORDON psicologa psicoterapeuta , interviene la dottoressa Enrica Romano, Filosofa scrittrice.


Che cos’è la Psicoterapia

A cura della DOTT.SSA Teresa GORDON
Parlare di Psicpoterapia in senso generale non è semplice, poichè si tratta di un argomento così vasto da non poter essere esaustivamente trattato in questa sede.Lo scopo di questa sezione è di esporre i principi fondamentali della Psicoterapia: a cosa serve, quando serve e come funziona.

Occore inoltre specificare che esistono diverse scuole di pensiero nell’ambito della Psicoterapia, caratterizzate ognuna da differenti presupposti di base, differenti tecniche e mezzi di intervento, e differenti modalità di interazione terapeutica.

DEFINIZIONE

La Psicoterapia si occupa del trattamento e della cura di disturbi psicologici di diversa gravità: dal modesto disadattamento o disagio personale derivante da cause diverse, alle difficoltà di coppia, e di famiglia.

QUANDO E’ UTILE

La Psicoterapia è utile, anzi consigliata, ogni qualvolta il disagio che si vive – derivante da situazioni di cambiamento, malattia, stress, lutto o separazione, insoddisfazione personale ecc –  diviene di entità tale da nuocere al benessere della persona fino ad ostacolarne lo sviluppo e lo svolgimento di una vita serena, sana e gratificante. Causando quindi una disabilità.

  • Quando ci si sente soverchiati dai sintomi dell’ansia: attacchi di panico, “cuore in gola”, costante stato di preoccupazione, agitazione, irritabilità, paura e fobie
  • Quando ci si sente a terra a causa di una persistente e profonda forma di tristezza e svogliatezza che toglie le forze, e fa sentire impotenti e disperati
  • Quando di ha l’impressione di “girare a vuoto” e ripetere sempre gli stessi errori (ad esempio nelle relazioni sentimentali)
  • Quando si prova un crescente disagio o malessere di cui non si riesce a comprendere con chiarezza la ragione
  • Per conoscere meglio se stessi e le proprie potenzialità
  • Per migliorare la qualità della vita attraverso un percorso di consapevolezza e arricchimento interiore
  • Per realizzare se stessi e le proprie inclinazioni

DURATA

La durata di una psicoterapia non è facilmente prevedibile; essa dipende sostanzialmente da due ordini di fattori:

  1. Caratteristiche del disagio e richiesta dell’utente
  2. Tipo di approccio utilizzato

In alcuni casi è possibile stabilire a priori una durata approssimativa della terapia (ad esempio 10 sedute) mentre in altri casi, dipende dalla problematica presentata e dall’andamento della terapia, ciò non è sempre possibile.



Origini e sviluppo delle teorie sistemico-relazionali

La “teoria dei sistemi” connette diversi settori della conoscenza (da quelli scientifico-matematici a quelli umani) e definisce i concetti principali quali sistema, organizzazione sociale e familiare, autoregolazione, causalità circolare, equifinalità, interdipendenza delle parti come portanti della nuova logica di pensiero. Questo approccio nasce dall’esigenza di superare il modello meccanicistico secondo cui ogni individuo compie azioni per effetto di causalità lineari in favore di una lettura delle complessità interazionali (causalità circolare).

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La Terapia Familiare

L’ approccio sistemico-relazionale che verrà denominato “terapia familiare” per l’interesse a lavorare con le famiglie, si sviluppa negli USA intorno agli anni ‘50: la famiglia e non l’individuo è l’unità su cui basare la diagnosi e la terapia.Sollecitati dall’evoluzione socioculturale del dopoguerra e insoddisfatti circa i risultati delle pratiche terapeutiche in psichiatria e psicanalisi, alcuni terapeuti avevano cominciato a porre sotto osservazione il gruppo sociale in cui il paziente psichiatrico era in relazione, principalmente la famiglia.

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