La delicatezza del cambiamento terapeutico

La delicatezza del cambiamento terapeutico

“C’erano più di mille ragioni per cambiare, oramai: aveva ripreso colore e sorriso e le giornate le sembravano sempre calde e soleggiate. Finalmente, ogni cosa era tornata al suo posto, ogni attore con il ruolo assegnato, ogni ombra aveva stretto la mano alle luci. Rivide la bisnonna, presa a calci dal marito che, geloso, la relegava con minacce ed insulti all’ambiente domestico. O la nonna che litigava con il nonno perché rifiutava di concedersi secondo i suoi desiderata. O la madre, idealizzata per grazia e saggezza. Aveva scoperto che in tarda età amava un altro e che, in fondo, aveva sposato suo padre perché per una donna è sconveniente approfittare di certe sistemazioni di comodo. Aveva rielaborato il padre, distrutto dalla ferocia quotidiana della madre, resosi incapace nel costruire un legame forte con una figlia incompresa. Ora, finalmente, c’erano infinite ragioni per volersi bene, cambiando prospettive e punti di vista. Ci vuole tanto tempo per comprenderlo, e tanto tempo per accettarlo. C’è sempre una parte di noi che si oppone al cambiamento: per paura, perché fa male, perché mette in crisi un’intera impalcatura esistenziale. Voleva capire, una volta per tutte, quanto conta il desiderio di sapere a cosa saremmo veramente destinati, se solo lo volessimo. E se saremmo amati per ciò che veramente siamo e non comprati solo da un patto sociale o da proiezioni a tempo determinato. Ogni cosa a sua tempo, ripeteva dentro sé. Sperando di trovare il tempo esterno per accettare e vivere quanto di bello ha da proporre la parte migliore di sé, cioè l’Ombra. Non si sfugge all’Ombra, non si sfugge a quanto di più prezioso ci appartiene, perché irrinunciabile al nostro percorso di individuazione.”



Commenta