Nevrosi e… Muro

Nevrosi e… Muro

Rifletteva che un muro diviene porta quando l’ostacolo, vissuto come invalicabile difficoltà, può evocare un potente desiderio che genera ricerca; ricerca nutre la nostra immaginazione e stimola un’ inattesa trasformazione. Un muro è, dunque, assolutamente necessario per tornare a desiderare e scoprire nuove soluzioni ad un cambiamento. E i muri peggiori sono spesso dentro di noi. Hanno molti volti, a volte non solo nostri e spesso hanno radici lontane nel tempo. Ma, i muri diventano porte quando sappiamo accorgerci di quanto quelle catene immaginate non esistono che nelle paure e nella fine arrendevole del coraggio. Ci può essere più libertà, paradossalmente, in una difficile situazione di reclusione piuttosto che di fronte ad un infinito paesaggio. C’è, tuttavia, un punto metastorico di confine tra muro come patologia, nevrosi e muro come chance per una nuova evoluzione. La malattia più subdola di una nevrosi a volte non risiede tanto in un muro, quanto nel non sapere riconsiderare nuove porte per attraversarlo, nello smarrire ogni possibile desiderio di metamorfosi. I muri più grandi si trasformano in porte se sappiamo cercarle al di là dell’incoscienza, dove sorge tutto ciò che di bello non avremmo mai immaginato di noi, e che può finalmente renderci unici.



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