Origini e sviluppo delle teorie sistemico-relazionali

Origini e sviluppo delle teorie sistemico-relazionali

La “teoria dei sistemi” connette diversi settori della conoscenza (da quelli scientifico-matematici a quelli umani) e definisce i concetti principali quali sistema, organizzazione sociale e familiare, autoregolazione, causalità circolare, equifinalità, interdipendenza delle parti come portanti della nuova logica di pensiero. Questo approccio nasce dall’esigenza di superare il modello meccanicistico secondo cui ogni individuo compie azioni per effetto di causalità lineari in favore di una lettura delle complessità interazionali (causalità circolare).


Questa nuova tendenza assume un linguaggio scientifico alternativo e si fa portatrice di una prospettiva che guarda al mondo in funzione dell’interdipendenza delle parti. I concetti di interazione e relazione, intesi il primo come la parte del comportamento osservabile nel qui ed ora dagli studiosi sistemici e la seconda come significati che l’individuo consegna all’interazione stessa (quelli più profondi), non sempre osservabile, in cui si esprimono emozioni, motivazioni, aspettative e soggettività, vanno inseriti all’interno di un contesto più ampio: teorie sulla comunicazione umana e pensiero olistico che permettono di avviare nuovi processi conoscitivi basati sull’ampliamento di contesti e lo studio delle trasformazioni all’interno degli insiemi.Come ben sappiamo gran parte delle teorie sistemiche si fondano sul paradigma Cibernetico.

Il tempo nelle descrizioni della I Cibernetica è concepibile come un ciclo perfetto in cui è possibile invertire ogni mutamento e tornare alla stasi: è quindi importante osservare come un sistema si opporrà al cambiamento e come tale cambiamento sarà annullato.

Il tempo assume il carattere di tempo stocastico, probabilistico, sostanzialmente prevedibile.

Anche la famiglia in questo quadro teorico è vista come sistema che, sottoposto a perturbazione, riporta le sue condizioni più vicine possibili a quelle di partenza. Quindi le teorie fondate “sull’omeostasi familiare” si occupano del tempo presente.

I terapeuti si occupano quindi del cambiamento non come un continuum ma come un passaggio da un fotogramma all’altro, una successione di pattern statici ripetitivi.

Ciò era dovuto all’importanza data al concetto di retroazione negativa ed alla analogia con le macchine calcolatrici di Wiener (i circuiti hanno sempre la possibilità di ripartire da 0, azzerare il tempo trascorso per trasformarsi in tabula rasa).

Il sistema familiare non può rispondere però al modello della macchina che riparte da zero ma conserva una memoria ed una capacità di apprendimento: bisogna però distinguere tra sistemi meccanici e sistemi viventi.

Questa netta distinzione arriva con l’affermarsi della II Cibernetica.

L’osservatore cerca di cogliere l’interazione tra retroazioni positive e quelle negative: uno stesso evento in uno stesso sistema avrà conseguenze diverse se si verifica in un periodo in cui è  massima la retroazione negativa (massima stabilità), oppure in uno in cui è massima quella positiva (massima instabilità). I terapeuti diventano perciò attenti alla scansione degli interventi ed alla prospettiva in cui inserirli. Il tempo è un utile indicatore di valutazione per il cambiamento, ovvero la progressione evolutiva della famiglia soprattutto dove si è prodotto un blocco nel suo sviluppo. La terapia sistemica ha subito numerosi cambiamenti dal superamento della I Cibernetica. Vediamo, infatti, che in un primo momento l’interesse del terapeuta era incentrato sul presente, mentre il passato era preso in considerazione solo dal momento della comparsa del sintomo in poi. L’indagine ruotava intorno alle relazioni che nell’attualità si creavano intorno al sintomo.

Concentrarsi troppo sul passato implicava però il rischio di costruirsi  spiegazioni lineari – causali del sintomo: esiste una sola realtà possibile e quindi una sequenza di eventi necessari che ha dovuto arrivare al punto che si  vede ora.



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